Come in un frullatore

Gira lento, ma costante.
Io dentro, giro con lui.
Gira ogni giorno uguale a se stesso e ricomincia.

Sveglia, a piedi in lab, lì seduta, in piedi, seduta al pc, al bancone, al seminario.
Penso, provo, riprovo. Niente. Da capo.
Il tentativo fallisce, ancora. Sospiro.

Pranzo. Spesso no. Ma il caffè c’è sempre. Macchiato.
In lab, al bancone, seduta, in piedi, al pc.
Riprovo con nuove idee, nuove analisi.
Qualcosa prima o poi verrà.
Ma in fondo non mi importa, davvero.

Mi alzo, fuori dal lab, a piedi all’incontrario.
La sera ci sono prima i baci. Una marea.
Abbracci e baci.
Poi la cena. E il sesso. Sempre sesso, tutto uguale.
Il sesso è sesso. Sai la novità.
E il teatrino lì ha il suo clou.

Eppure ci provo, le attività non mancano.
Ma anche loro, costanti, compaiono e si spengono in un girotondo che dà la nausea.

Una pillola e il sonno.

Ancora un giorno nello stesso bicchiere, del frullatore.
Sballottata, come al solito. All’infinito.
E quando finirà, sarà solo l’ultimo dei giri.
Inutile come gli altri.

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