Senza alcol: giorno uno

Questa volta sono determinata.
Quante volte me lo sono detto?
No, questa deve essere quella buona. Lo deve essere.
Quindi, qui ed ora mi impegno: basta alcol.

Ci penso, ci ripenso. Basta, ho detto. L’ho detto e sentito più e più volte.
Piango e lo voglio. Lo odio e lo stringo tra le dita.
Un sorso, la tensione scende. Per una sera posso concedermelo.
Una sera in più farà la differenza?

È una farsa che si ripete da più di due anni, ormai.
La farsa di voler smettere.
Perché questa volta dovrebbe essere diverso?

Troppi perché rimbombano nell’anima.
E l’orgoglio si fa forte.
Sì, questa volta posso.
Posso perché ho qualcuno accanto.
Perché sento che ho una vita per cui vivere. Da non affogare e dimenticare.
Perché la ripetitività mi esplode in testa, ho bisogno di aria fresca.
Perché il mio corpo è spento e ho solo 27 anni.

Perché mi conosco e so che i rimpianti sono più taglienti di una lama.
E so crearli dal niente e portarmeli dietro per anni. Per una vita intera.
Il rimpianto di aver cancellato anni dalla memoria,
di aver schiacciato la salute con il macigno di una dipendenza,
di aver negato a me stessa di costruire una vita ricca di soddisfazioni, affetti.
Questi rimpianti non mi avranno.
Perché non nasceranno.

Ieri il primo giorno, domani il terzo.
Ed una vita a seguire.

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Piombo

Credevo di avere qualcuno. Non l’ho più. Non l’ho mai avuto.

Una stretta al petto mi costringe a tacere. Dolore che sale e scende. Rancore, odio, solitudine. Rabbia.

Confusione, sto male. Ma non devo stare male. Non posso stare male. No, io non posso. Sono fastidiosa.

Non posso stare male. Sto peggio.

Nessuno vuole un problema. E io sono solo questo.

Sono in crisi.

Grazie blog

Grazie a questo blog sono riuscita a mettere insieme i pensieri che mi hanno accompagnata per mesi.
Continuerò a scrivere.
Nel frattempo, ho fatto una scelta forse un po’ troppo ardita: ho deciso di autopubblicare questi testi in una raccolta. Spero di trarne qualche lezione.

Il mio primo libro in versione ebook o cartacea.
Emozioni, dolore, autodistruzione. Rinascita.
Questo è ciò che ho vissuto.
Questo è ciò che voglio condividere.

Il Natale di due anni fa

Tutti parlano di Natale ed è appena inizio dicembre.
La prima neve è suggestiva.

Ho pensato: è il momento di asoltarle. Le canzoni di Natale.
Tante immagini da analizzare al computer, posso intrattenermi.

Non avrei dovuto.
Io non posso, non mi è concesso. Essere serena.
Non ho fatto in tempo ad ascoltare le prime due note che sono tornata a due anni fa. Esattamente due anni fa. Il fine settimana prima del mio compleanno.
A Cambridge, neanche a dirlo.
Con il mio ex.
Piroettavo gioiosa nella musica natalizia, mentre costruivamo uno stentato albero di Natale. Dimentica del macigno che mi opprimeva. Leggera, un pomeriggio dopo tante settimane. Libera per qualche ora dal tormento.

Piroettavo sulla moquette beige, nel salotto nuovo. Nessuna strega in casa, solo io e il mio uomo. Di allora.
Non ricordo più chi sia. Il suo volto si confonde con quello del mio uomo, di adesso. Che spesso mi capita di chiamare come il lui di una volta.

Non so chi sono stata in questi due anni.
Non so dove sono stata, dentro di me.
Non ho vissuto, ho conosciuto troppa vita.

Non ricordo altro che il passato, due anni fa. E il presente.
Si confondono e turbinano nei miei occhi.
Solo la malinconia li distingue, ma ne perdo traccia.
Mi perdo nei ricordi così vividi da sopraffare i pomeriggi sbiaditi che si susseguono indistinti, adesso.

L’ultimo Natale che ho vissuto è stato due anni fa.
Ero già dannata, allora. Forse nel picco più basso del mio incubo.
Ma lo ricordo. Agrodolce.
Romantico.

Il ricordo ferisce e cura.

 

Notifica

Apro l’email di Cambridge per cercare dei file che vorrei non esistessero,
ma che vorrei rappresentassero ciò che faccio, adesso.
Adesso che non ho altro che rimpianto.

Una notifica.
Una qualunque, in pochi secondi.
Le due note solite, che sono state solite e non lo sono più da due anni.
Risvegliano rancore e rimpianto sopiti. Ma non spenti.
Piango senza una ragione,
per il suono di una notifica.

Litri di alcol

Stasera volevo fare almeno tre cose:
una presentazione, per il lavoro
un’accusa, per chi vuole sopraffarmi
una lettera, per chi spero possa aiutarmi.

Non ne ho fatta alcuna,
perché ho bevuto.

Perché l’odio e la speranza si affogano generando insofferenza. Che devo sfuggire.

Quando la vita è troppo viva per essere vissuta.

Questo sento, quasi ogni giorno.
La forza di emozioni così potenti da schiacciare l’istinto di sopravvivenza.
Emozioni che portano speranza, ma non vita.

Le ho annientate sotto litri di alcol.
Ne ho create di nuove sotto strati di vergogna.
Ma almeno mi sono aiutata ad andare oltre una serata che avrebbe potuto essere l’ultima.

Grazie, alcol.