Online

Il dolore, online, è pulito.
Un urlo pochi tratti neri.

C’è chi legge, nessuno si allarma.
Si può urlare, online.

Unico luogo sicuro.
Di indifferenza.

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Non c’è niente

“Non c’è niente di bello nella vita”,
ripeto come un mantra, verso casa.
“Non c’è niente di bello nella vita” e sono calma,
finalmente.
Tutto ha un senso.
Niente sogni, speranze, rincorrere rimpianti.
Avanzi per cena, stirare, dormire.
Questo soltanto.
Non posso godere, non serve cercare, volere.
Adesso, non sento più.
Perché,
non c’è niente.

A distanza

Ti guardo, a distanza.
E’ qui che devo stare.
E’ lì che devi stare.

Ti penso e si accende il piombo nel petto.
Poi niente.
Si raffredda, non si alleggerisce.
So che il piombo rimane, ma non lo sento più.

Mi hai violentata con la tua bontà. E indifferenza.
Mi sciolgo nei tuoi abbracci come se fossero per me, ma non lo sono.
Ho bisogno di lavare via le tue carezze, per non sentirmi irrisa.

Mi hai donato orgasmi per ritirarti.
Mi hai toccata come amica senza il mio permesso.
Non è questa violenza?

Non ti accuso, non lo sai.
Ma, da adesso, la distanza tra noi sarà sicurezza.
Dolore, sconforto, ma controllo.

Da adesso, l’artefice del mio male
sono io.

Mi allontano

Mi allontano, da te.
Forse non sai cosa significa spegnersi.
No, non lo sai.

Mi accascio dentro, uno straccio sporco accartocciato che si affloscia, a terra.
E tutto è sopito, ottuso.
Non c’è più il clangore di metallo contro metallo,
l’impeto di liberazione e fustigazione.
Non c’è più desiderio, direzione.

Un corpo vuoto di essere, pieno di grigio magma che appesantisce.
Mi spengo, ma ci sono. Non lo vedi, perché il mio corpo è lì.
Il mio sorriso c’è, forse di più.
I miei occhi si muovono.
E come fai, tu a sapere? Che in realtà non vedono.

Mi muovo nel mondo come un automa, che ho programmato bene.
Ho affinato i comandi in vent’anni.
Sono brava, quando mi impegno.
Anche in questo, l’ho dimostrato.

Mi alzo, mi lavo, esco.
Commissioni, stiro, lavo.
Cucino, ceno.
E a sera, si risveglia l’inferno che ho sopito.

Domani

Domani sarò lì, in laboratorio. In ufficio, in carcere.
Seduta, aspettando di vedere le cinque.
Nascondendomi in uno spazio troppo affollato.
Costringendomi a cercare di parlare, per sembrare.
Sperando di non andare a sperperare la vita in un ristorante stantio di vecchie ferite e umiliazioni. Di non soffocare il desiderio di vita con vinaccia in polvere.

Ho avuto tanti domani, finiti in colpa.
Domani sarà il prossimo.
Un domani di tregua, ti imploro.

Sognavo

Sognavo di alzarmi con il tuo profumo.
Sentivo il tuo braccio sul mio fianco, il caffè e un bacio addormentato.

Sognavo giornate semplici, un respiro.
Sognavo di vivere, prima o poi.
Quel sogno.

Non voglio un altro uomo,
non cerco un uomo, sono stanca.

Non mi sono mai sentita così al sicuro in un abbraccio.

Basta poco

Basta poco e il mio amore è risentimento.
Te l’ho detto, non devi.
Non devi ripetermi che non mi ami, già lo so.
Non devi ripetermi quale meravigliosa persona io sia.
Lo so e lo credo, che lo pensi.
Ma se lo dici, mi trafiggi.
Perché so che mi vuoi, ma non abbastanza.
Sento il tuo desiderio in ogni carezza, ma la tua paura.
Non serve ripetere, ogni giorno, ogni ora, che non puoi.
Non te l’ho chiesto. Non te lo chiedo.
Lasciami essere, lasciami dire, almeno qui.
Questo posto è mio, solo mio.
Non lo usare contro di me.
Non ti chiedo niente.
Solo, non pugnalarmi con parole buone di distacco.