Giornata vuota

Anche oggi, giornata vuota.
Triste e fredda.
Grigia come me.

Anche oggi, perché alzarsi?
Lavoro, computer. Camminare, mangiare.
Solo il pensiero mi angoscia.

Sguardo fisso e opaco.
Non ha senso. Niente ha senso.
Questa giornata, questa routine, questa vita.
Passerà. Passerà e poi niente.

Stanca, sfinita.
Stanca di questi post, tutti uguali.
Sempre qui, niente di nuovo.
Sempre qui, allo stesso punto.
E scrivere per cosa? Per esaurire le pochissime energie di questo giorno vuoto.

Il vuoto mi annienta.
Io mi annichilisco nel vuoto.
Ma anche questo termine non sa perché esiste.
E non rappresenta uno stato d’animo come vorrebbe.

Questa giornata è.
Tutto qui.
E io esisto.
Niente di più.

Odore di lui

Una maglietta gettata a terra.
La raccolgo. La porto al viso.
Un brivido mi assale.
Sa ancora di lui. Del suo sudore.
Il suo odore. Solo suo.

“Per un attimo ho pensato che fossi morta” ha detto.
E non vuole rivivere quel terrore.

Lo sento qui, accanto a me.
Ma apro gli occhi ed è un pezzo di stoffa. Sporco.
Il mio unico conforto. Contatto umano.
Mi abbraccerà stanotte.

Mi sento sola.
Ti prego, perdonami.

La copertina

Ma perché torna sempre?
Qualunque cosa io faccia, pensi, viva.
Torna.

Niente vino. Quasi.
Niente abbuffate. Davvero.
Solo una lunga passeggiata, un po’ di studio e lavoro a maglia.

Ma dentro vorrei… qualcosa che manca.
Vorrei aver concluso i tanti progetti a metà.
Ripasso mentalmente ciò che dovrei fare.
Solo per irritarmi.

Vorrei scrivere, diamine.
Ma perché i ricordi sono così sfocati?
E da dove partire?
Ribolle e ribolle la rabbia e il rancore.
Non posso più, ho perso la mia occasione.
Non riuscirò mai a rendere l’incubo e la meraviglia di questo anno.
Solo fatti, non emozioni.
E fatti traballanti nella memoria.

Il lavoro a maglia mi ha riportata là.
A Cambridge, come sempre.
Questa volta in in momento intenso.
Quando avevo i punti, sul braccio.
E un dolore tagliato fresco.
Allora avevo deciso di fare una copertina, per la figlia in arrivo del mio collega.
Il collega che  per primo aveva ricevuto la notizia.
La volevo finire in due giorni.

Quella copertina l’ho in mano adesso.
Non ancora finita, dopo un anno.
Cavolo, mancano pochi giorni all’anniversario. Mi regalerò una candelina.
O chissà, una nuova possibilità.

Quella copertina, adesso, è il mio obiettivo sostitutivo.
Sostituto dei miei progetti ideali.
Quindi lavoro a maglia, per sentirmi efficiente. Produttiva.
Ma questo progetto è dannato.

La copertina ha visto una me che annaspa.
Una me che si muove e torna sempre, sempre al punto di partenza.
È ancora qui per avere un nuovo esempio di come annaspo, cado e sprofondo.

Confusa

Stasera sono uscita.
Un ragazzo, di Tinder, sì, ma promettente.

È stato squallido.
Triste.
Era pacato, annoiato. E lo sono diventata anche io.
Malinconica, in più.

Stasera non lo richiedevo.
Non me lo meritavo.
È il secondo appuntamento della mia carriera che chiudo a metà serata.

Questa settimana è stata confusa.
Io sono stata confusa.
E se finora cercavo di ricostruire una me che si è persa,
gli eventi hanno decretato che non è possibile.
Non ancora. Non qui.

Tutti sanno. Anche chi non dovrebbe.
Tutti vedono. Che sono spenta.
E allora la colpa è mia. Io mi lascio scorrere la vita addosso senza passione.
Che beffa.

Non ho voglia di sentirmi in colpa. Incolpata.
Ma l’emozione non è sotto il mio controllo.
E so che mi tormenterà finché. Finché non avrò mandato tutto a puttane.
Allora sarò soddisfatta. Perché libera dal senso di colpa, quel senso di colpa.
Libera di poter, finalmente e di nuovo, dormire. Senza impegni. Senza doveri. Senza accuse.
Carica di un nuovo senso di colpa, di un nuovo rimpianto.
Ma non questo.

Il passato mi perseguita. È troppo presente.
E purtroppo non ho una gamba rotta.
Ciò che è rotto non si vede.
Quindi è colpa mia. Solo colpa mia.

Colpa mia se non amo questo lavoro.
Non amo questa vita.
La trascino per non annientarla.
È colpa mia se sto provando a ricostruire lentamente. Troppo.
È colpa mia se per vivere la vita che avevo davanti bisogna essere assetati di curiosità e desiderio.
E io non ne ho più.

Le accuse non mi aiutano ad amare. A volere.
Mi spengono ancora.
Accendono solo il rancore. Che mi consumerà lentamente.
Ma la passione no. Quella, adesso, è morta.
Si potrebbe risvegliare.
Ma non con dieci occhi puntati addosso a guardare “quella che non ha passione”.
Perché “quella che non ha passione” ne aveva. Anche troppa.
E se adesso la passione manca c’è un motivo.

Desideravo ritornare ad averne. Di passione.
Adesso che mi è stato rinfacciato non so più.
Se voglio alzarmi la mattina. Per andare in un posto in cui sono “quella”.
Che ha mille problemi ma non la scintilla che accende l’anima.

Volevo tornare  ad essere.
Ma ho avuto un assaggio di ciò che significa.
Non è mai abbastanza. E, in questo ambiente, mai lo sarà.

Lasciami andare

Non credo che troverò mai. Qualcuno che mi sappia aiutare.
Ogni tentativo vano.
Colui a cui mi affido, adesso, meno che mai. Lo vuole. O può.
Non mi legge, nonostante conosca il blog. Posso esprimermi liberamente.

Chi ha detto che chi lo fa di professione sa tenerci? Sa fare del bene?
E’ un’illusione, un palliativo per animi deboli.
Perché insisto nel credere che forse, chissà. Chissà, anche io ho un futuro.
Ho solo rancore, dubbi e dolore accanto a me. In me.

E chi dovrebbe capire, capire e conoscere meglio di altri. E’ cieco.
E io non posso illuminare adesso. Non ho forza per me stessa, non posso darne a chi non ne ha bisogno. Se non per capire. Non per vivere.

Sempre più spenta, solo spenta.
Non ci sono possibilità. Non per me.
Non ci sono.
Ho cercato, chiesto aiuto. L’ho fatto.
Non mi so aiutare da sola.

Vorrei che il mio animo fosse deciso. In una direzione.
Se è disperazione, che sia.
Invece no. Insiste, si accanisce contro la mia risoluzione di resa.
E mi riporta a vivere, troppo, troppo intensamente per un corpo vuoto quale ho scelto di essere.
Sperare, sempre sperare.
Basta, basta, basta.

Non mi portare più su. E’ una tortura.
Un’illusione che si schianterà sotto un tir in autostrada.
E le mie ossa sono rotte. Già.

Non mi portare su.
Nessuno mi aiuta, io non mi aiuto.
Io non mi aiuto, la vita mi abbandona.

Abbandonami.
Lasciami andare.
Dove c’è pace.
Silenzio.
Vuoto.